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Fermato Antonio Cortese, ritenuto armiere della ‘ndrangheta.

La Squadra mobile della questura di Reggio Calabria e gli uomini del Servizio Centrale Operativo della Polizia nelle prime ore di oggi hanno eseguito il fermo di Antonio Cortese, 48 anni, considerato legato alla cosca di ‘ndrangheta Lo Giudice di Reggio Calabria, il cui boss, Antonino Lo Giudice, ha iniziato a collaborare con gli inquirenti. I complimenti del Coisp ai colleghi: “Con il loro lavoro i risultati arrivano, ecco perché servono risorse per l’intelligence e niente altro”

20 ottobre 2010 - Comunicati stampa

“Siamo ben lieti di esprimere la nostra massima soddisfazione ed i nostri più vivi complimenti ai colleghi impegnati nell’ennesimo brillante intervento che, questa volta, li ha portati a catturare quello che è considerato uno degli armieri della ‘ndrangheta reggina. Certo da parte nostra nessuna meraviglia: conosciamo il livello di professionalità e preparazione degli uomini e delle donne della Polizia di Stato e sappiamo che solo grazie al loro lavoro instancabile i risultati, quelli veri, arrivano. Ecco perché continuiamo ad insistere nel chiedere maggiori risorse per gli Operatori delle Forze dell’Ordine e mezzi sempre più adeguati per l’attività di intelligence, non serve altro, non serve l’esercito nelle strade, non servono le ronde, non serve alcuna invenzione particolare. Serve solo mettere i colleghi nelle condizioni di fare il proprio lavoro”.
Così Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, commenta l’attività della Squadra mobile della questura di Reggio Calabria e degli uomini del Servizio Centrale Operativo della Polizia che nelle prime ore di oggi hanno eseguito il fermo di Antonio Cortese, 48 anni, considerato legato alla cosca di ‘ndrangheta Lo Giudice di Reggio Calabria, il cui boss, Antonino Lo Giudice, ha iniziato a collaborare con gli inquirenti nei giorni scorsi indicando il primo come l’esecutore materiale degli attentati compiuti negli ultimi mesi ai danni dei magistrati reggini.
“A questo punto – aggiunge Maccari – ci sono più cose che ci auguriamo fortemente: anzitutto, tanto per cominciare, che al ministro Maroni o a qualche altro rappresentante dell’esecutivo non venga in mente di partire con la solita inopportuna ed odiosa tiritera del ‘l’abbiamo preso, siamo troppo forti noi di questo governo a combattere i cattivi!’; poi che l’opinione pubblica abbia sempre più chiaro chi è che veramente opera per garantire la sicurezza dei cittadini e il rispetto della legalità, e che questo implica tempo, fatica, sacrifici, collaborazione e rispetto; e, ultimo ma non ultimo, che tutti i politici e gli amministratori italiani, dal governo del Paese, alla più grande e difficile regione, fino al più piccolo comune, pretendano e si attivino perché gli Operatori del comparto sicurezza abbiamo più risorse, mezzi e uomini per svolgere al meglio il loro dovere, solo così dimostreranno di avere davvero a cuore il benessere e la sicurezza della gente”.

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  • Pubblicato 20/10/2010
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